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Sostenibilità è anche 'liberare' le galline

DI TURI

Se sia nata prima la gallina dell’uovo non sarà forse mai dato sapere. È certo, invece, che per fornire l’uovo quotidiano a una moltitudine di consumatori – anche se non tutti – abituati a poter mangiare qualsiasi cosa ogni giorno, una quantità enorme di galline fa una vitaccia, per usare un eufemismo.

Solo che gran parte dei consumatori o non lo sa, o non ci pensa, o fa finta di niente. Verso fine anno scorso è stata lanciata a livello europeo l’iniziativa End the Cage Age (Stop all’era delle gabbie), sostenuta da oltre 140 associazioni in più di venti Paesi europei, che chiede la fine dell’uso delle gabbie per l’allevamento, ovviamente intensivo, di animali a scopo alimentare. Ciwf Italia Onlus (Compassion in World Farming), una delle associazioni italiane che hanno aderito all’iniziativa, fa sapere che nel nostroPaese su 35 milioni di galline oltre il 60% vengono allevate in gabbia.

Dove per vivere hanno a disposizione meno di un foglio A4 di spazio. Non riescono ad aprire le ali. Poggiano le zampe su pavimenti di rete metallica, sviluppando dolorose infezioni. Hanno ossa fragili esposte più facilmente a lesioni. E per sovraffollamento e impossibilità di muoversi rischiano di beccarsi l’un l’altra strappandosi le penne: per questo viene loro tagliato il becco dopo pochi giorni di vita, con una procedura molto dolorosa e senza anestesia.

Quello dell’animal welfare (il benessere degli animali) è un tema che ha iniziato a orientare negli ultimi anni le scelte di un numero crescente di consumatori e anche di investitori responsabili. Che non vogliono più sostenere, con acquisti o investimenti, chi costringe le galline,

Profitto sociale

ma anche conigli o vitelli, a vite infernali. Per cui ci sono aziende che al riguardo hanno cominciato a farsi delle domande. E a darsi delle risposte. Prima azienda a farlo nel settore della ristorazione on-the-go (in mobilità), Autogrill ha annunciato l’impegno ad abbandonare le uova provenienti da galline allevate in gabbia entro il 2025 a livello europeo. Un impegno che copre sia le uova in guscio, sia gli ovoprodotti utilizzati dall’azienda. E che fa seguito alla decisione presa dall’azienda anni fa, che riguardava il proprio assortimento in Italia e le era valso il premio Good Egg. Le galline segnano dunque un punto a loro favore, finalmente. Ma anche i consumatori e gli investitori di cui si diceva. Che con la loro pressione possono contribuire non poco a ottenere risultati come questi.

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