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Arte sacra a Brugherio

DI LUCA F RIGERIO

Le nostre parrocchie, soprattutto quelle più ricche di storia, conservano autentici tesori. Opere d’arte realizzate nel corso dei secoli come espressione viva di fede, per dare un volto alla misericordia celeste e una forma ai divini affetti. Ma anche paramenti e oggetti per la celebrazione delle sacre liturgie. E carte d’archivio, che documentano le vicende di una comunità e del suo territorio. Un patrimonio culturale e religioso, piccolo o grande che sia, che deve essere preservato e tutelato non per un nostalgico sentimentalismo né per un malinteso campanilismo, ma perché appartiene davvero a tutti, al di là dei confini geografici: da consegnare alle future generazioni allo stesso modo, e magari anche meglio, di come noi stessi lo abbiamo ricevuto.

È quello che accade a Brugherio, popolosa cittadina alle porte di Monza («nella baraggia», come si legge nelle vecchie carte), le cui parrocchie da dieci anni sono state riunite in una comunità pastorale dedicata all’«Epifania del Signore», a ricordare la presenza, come vuole un’antica tradizione, di alcune reliquie dei Magi. L’associazione culturale «Kairós», infatti, su impulso e in collaborazione con il clero locale, da tempo ha promosso una ricerca sui manufatti di interesse storico e artistico presenti nelle chiese della zona, individuando anche opere di valore, seppur a volte poco note agli stessi parrocchiani. E ora, dopo aver presentato negli anni scorsi singole «scoperte», è nata l’idea di realizzare una mostra per raccogliere in una visione d’insieme quei dipinti che fino ad oggi sono rimasti «nascosti» in sacrestie e depositi, ma che costituiscono tasselli significativi della storia religiosa di questa comunità brianzola.

«Eximiae Devotionis» è il titolo della rassegna che verrà inaugurata sabato 12 ottobre a Brugherio e che si preannuncia generosa di sorprese. Come l’affascinante e struggente «Pietà» che campeggia sul manifesto della mostra. Un dipinto di qualità, da sempre considerato «misterioso» perché negli archivi parrocchiali nulla è presente a riguardo. Da parte nostra, però, possiamo offrire un piccolo contributo, agli amici di Brugherio e a tutti i lettori, segnalando che si tratta della replica, probabilmente coeva, di una tavola di Gaudenzio Ferrari, il grande maestro del Rinascimento tra Piemonte e Lombardia: l’originale, infatti, databile tra il 1516 e il 1520, fa parte del polittico custodito nella chiesa di San Gaudenzio a Varallo, ai piedi, cioè, del celebre Sacro Monte che vide proprio il Ferrari protagonista nel decorare le cappelle con le sue invenzioni e il suo talento.

Altrettanto interessante è il quadro raffigurante il «Compianto su Cristo morto»: anche in questo caso, sulla base di nostre ricerche, possiamo «svelare» che la tela, di circa 130 centimetri d’altezza, è una pregevole copia di un celebre modello eseguito nel 1628 da Antoon Van Dyck per la chiesa delle beghine di Anversa (oggi nel museo di Belle arti), poi replicato dallo stesso maestro fiammingo in una versione più piccola (attualmente conservata al Prado di Madrid). Si può notare, tuttavia, come questo dipinto di Brugherio appaia «specchiato» rispetto all’originale. Forse, è la nostra ipotesi, perché deriva direttamente da un’altra copia del «Compianto» di Van Dyck, quella eseguita da Johann de Pay per la parrocchiale di San Pietro a Monaco di Baviera, considerata miracolosa perché nel 1783 il viso della Madonna fu visto lacrimare: motivo per cui la venerata immagine si diffuse in tutta Europa attraverso un gran numero di incisioni e a varie «repliche» pittoriche (e, tra quelle a nostra conoscenza, questa di Brugherio è senza dubbio tra le più belle). I visitatori potranno ammirare, inoltre, una terza copia da un’opera famosa, questa volta da Tiziano (come i curatori della mostra hanno giustamente individuato), una pala d’altare con «San Girolamo penitente» in origine realizzata per la chiesa veneziana di Santa Maria Nova e poi trasferita alla Pinacoteca di Brera. Insieme a questa, ancora, altre interessanti tele del XVII secolo raffiguranti il martirio di san Bartolomeo (a cui è dedicata la prepositurale di Brugherio, che quest’anno ricorda gli 80 anni della consacrazione del nuovo tempio per mano del beato cardinal Schuster), san Sebastiano (raffigurato anche su un prezioso ricamo di un piviale), san Lucio papa (il culto del quale venne qui associato all’avventurosa vicenda del Tempietto di Moncucco), oltre a un paio di ritratti di san Carlo (uno dei quali derivato dal noto «Digiuno » del Borromeo firmato da Daniele Crespi, in Santa Maria della Passione a Milano). Senza dimenticare il bellissimo, ritrovato ritratto di monsignor Gian Andrea Nova, restituito dai ricercatori di «Kairós» al grande pittore ottocentesco Mosè Bianchi, che fu «scoperto» proprio dal sacerdote monzese con la commissione per la chiesa di Sant’Albino della pala con la «Comunione di san Luigi Gonzaga». Insomma, se non «capolavori», quelle ancora oggi presenti nelle chiese di Brugherio sono autentiche gemme pittoriche tutte da studiare e da indagare, cercando di ricostruire, ad esempio, quando e da chi furono portate proprio in questa città. Come la splendida, importantissima pala quattrocentesca dell’oratorio di Sant’Ambrogio, attribuita a Giusto da Ravensburg (di cui abbiamo diffusamente parlato proprio su queste pagine), quattro anni fa esposta al Museo diocesano di Milano e oggi giunta nelle collezioni del Museo diocesano di Bressanone, che per forza di cose è la grande «assente» di questa mostra ambrosiana, ma la cui memoria resta per sempre legata a Brugherio e alla sua gente.

La mostra sarà visitabile dal 12 al 27 ottobre 2019 a Brugherio presso Palazzo Ghirlanda Silva (via Italia, 27): ingresso libero. Orari, informazioni e prenotazioni visite guidate su www.epifaniadelsignore.it. Sabato 26 ottobre, alle 21, conversazione con Philippe Daverio nella chiesa di San Bartolomeo.

«Cristo morto sorretto da Maria e da san Giovanni», copia da Gaudenzio Ferrari

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