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«Presto sperimentazioni pastorali nelle diocesi»

Gli hanno affidato la relazione principale nell’assemblea dei vescovi italiani. Pier Cesare Rivoltella, che in Università Cattolica dirige il Centro di Ricerca per l’educazione ai media, all’informazione e alla tecnologia (Cremit) ed è tra i pedagogisti italiani più apprezzati in tema di educazione ai media, ha tenuto la sua lezione nei giorni scorsi dentro l’aula del Sinodo in Vaticano che, a emiciclo com’è, poteva ricordargli le sue lezioni nell’ateneo milanese, ma con una classe assolutamente particolare: l’episcopato italiano al completo. Una partecipazione all’assemblea dei vescovi che, peraltro, non si è esaurita nelle dieci cartelle dell’intervento. «Una grande esperienza – sintetizza –, un’opportunità di osservare dall’interno l’episcopato per accorgersi che i vescovi sono uomini, con le loro fragilità e la loro grandezza. Uomini in prima fila che combattono tutti i giorni con mille problemi: i bisogni del loro popolo, la sostenibilità economica, il calo delle vocazioni. Ma spesso anche uomini in trincea, che nel silenzio lavorano contro i poteri forti, contro la malavita organizzata, che nei loro territori molte volte sono l’unica àncora cui aggrapparsi. Il rapporto tra Chiesa e cittadinanza, come il cardinale Bassettiha mirabilmente evidenziato, nonè accidentale, ma strutturale».

Rivoltella rilegge giorni di appunti e immagini: «La mia logica è stata di servizio: ho provato a suggerire loro che la comunicazione, oggi, non è più un tema di cui si può scegliere di occuparsi, ma lo spazio stesso del lavoro pastorale. Certo, rispetto al tema c’è chi – per ragioni anagrafiche e di formazione – è più avanti e chi meno. Ma ho recepito chiaramente la voglia di mettersi in gioco, la serietà di volersi confrontare. Gli interventi dopo la mia relazione e il lavoro dei gruppi sono di un livello e di una ricchezza enormi: si tratta di un materiale su cui lavorare nei prossimi anni».

Quanto al messaggio, tra quelli lanciati, che gli è parso più chiaramente raccolto, il docente della Cattolica ricorda di aver «chiuso l’ultima mattinata dei lavori ricordando ai vescovi che in tema di comunicazione in passato si è oscillato tra utopia e distopìa: l’utopia di chi pensava che la comunicazione avrebbe reso tutto trasparente preparando la via alla pace, e la distopìa di chi, invece, faceva notare che se tutto è trasparente non siamo più liberi perché sempre sorvegliati. Oggi sembra prevalere, tra le due, una terza possibilità: quella che con Bauman potremmo definire

retrotopìa. Retrotopìa è tornare indietro per paura del futuro, è cercare nel passato una zona di conforto. Niente di più sbagliato. I vescovi hanno il dovere di incarnare lo spirito di profezia sicuri delle parole del Cristo: 'Coraggio, non temete, sono io!'». Ora il lavoro passa nelle diocesi e nelle parrocchie: «Già siamo all’opera con l’Ufficio Comunicazioni sociali della Cei – spiega Rivoltella –. C’è da riprendere, secondo l’indicazione dell’assemblea, il Direttorio suComunicazione e missioneintegrandolo sugli aspetti educativi. C’è soprattutto da avviare, a partire dall’autunno, sperimentazioni pastorali nelle diocesi. Molti vescovi si sono già resi disponibili. Lo ritengo un segno dello Spirito. Dovremo essere bravi a tradurlo inpratica». (F.O.)

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Il pedagogista Rivoltella, relatore all’assemblea dei vescovi: «Non possiamo tornare indietro per paura del futuro»

Pier Cesare Rivoltella(Siciliani)

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