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Il caso

E la Bbc ora «cancella» la regina Vittoria

diSilvia Guzzetti

Se c’è un posto dove l’aborto è ormai dato per scontato, e l’unico problema è cambiare la legge perché l’interruzione volontaria di una gravidanza non sia più un crimine, è la casa di campagna della giornalista e presentatrice britannica Anne Robinson. Negli eleganti cucina e salotto della casa nella bellissima contea del Gloucestershire un gruppo di otto donne e un uomo è stato convinto dalla conduttrice che è ormai necessario depenalizzare completamente l’aborto. La due giorni, filmata dal secondo canale della Bbc e presentata agli spettatori, lunedì col titolo «Aborto sotto processo», è partita dal presupposto che «le donne hanno sempre abortito e sempre abortiranno », come ha detto la Robinson, e che lo Stato deve consentire loro questo comportamento.

In discussione è quell’«Abortion act» del 1967, che compie 50 anni il 27 ottobre. La legge inserì un’eccezionenella legge vittoriana del1861, che prevedeva sanzioni penali (fino all’ergastolo) per chi commette un aborto o aiuta a procurarlo. Da cinquant’anni in qua, invece, si può procedere dopo l’ok di due medici i quali dicano che la salute della donna richiede l’interruzione della gravidanza. In tutti gli altri casi l’aborto rimane ancora un delitto perseguibile, benché in questo momento – come documenta il Movimento per la vita britannico – l’aborto venga praticato senza ostacoli da una donna su tre e il consenso dei medici sia solo una formalità.

Diverse associazioni, tra le quali la British Medical Association, l’Ordine dei medici, il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, l’Ordine degli ostetrici e ginecologi e il Royal College of Midwives (le ostetriche), chiedono che gli articoli 58 e 59 della legge vittoriana, là dove l’aborto viene descritto come un crimine, vengano aboliti e l’interruzione volontaria di gravidanza sia considerata come una normale procedura medica. Questo è stato anche l’approccio del programma della Bbc, nel quale Anne Robinson ha confidato di aver abortito cadendo poi in una profonda depressione ma di non essersi mai pentita. Tra le donne ospitate a casa sua soltanto due si sono opposte all’aborto, ma la prima, Rachel, cattolica, con poca possibilità di esprimere il suo punto di vista mentre la seconda, Claire, dopo aver espresso tutto il suo amore per il bambino Down che in un primo momento voleva abortire, è stata convinta che è giusto dare a ogni donna la possibilità di abortire.

«Il programma della Bbc è stato profondamente di parte – dice Anthony McCarty, portavoce della Società per la protezione dei bambini non nati –. L’industria degli aborti ha potuto promuovere se stessa attraverso la manipolazione di donne non ben informate. Non si è parlato di che cosa comporti davvero un aborto e i partecipanti alla trasmissione hanno ricevuto pochissime informazioni. Anne Robinson ha ammesso che depenalizzare l’aborto vorrebbe dire consentirlo senza limiti di tempo e non soltanto entro le 24 settimane di gravidanza come succede ora».

«Durante 'Aborto sotto processo' – commenta Josephine Quintavalle, di 'Core', una delle associazioni più attive per la vita – non è stata data nessuna notizia sul modo in cui funziona la fertilità femminile e sul fatto che è possibile controllarla senza ricorrere all’aborto come a un mezzo di contraccezione, quasi l’interruzione della gravidanza fosse un comportamento normale, da dare per scontato».

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I 50 anni dalla riforma della legge che nel 1861, sotto la storica monarca, introdusse sanzioni per chi interrompe una gravidanza sono stati celebrati dalla tivù pubblica con un programma a senso unico

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