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Peri: nella Chiesa e in politica una nuova stagione di presenza

LA LETTERA DEL VESCOVO DI CALTAGIRONE AL TERMINE DELLE CELEBRAZIONI STURZIANE

«L’appello ai liberi e forti e la nascita del Partito popolare italiano, che è al centro di questo anno centenario, non è che il richiamo alla assunzione di responsabilità della cristianità e di questa nostra Chiesa, anche nella specifica dimensione locale, a non estraniarsi mai dall’ascolto della domanda di senso della vita e della storia che sale - oggi come non mai - dal cuore sempre inquieto dell’uomo». Lo ha scritto il vescovo di Caltagirone, Calogero Peri, in una lettera indirizzata alla diocesi in occasione della chiusura dell’Anno sturziano che la diocesi calatina ha avviato nella ricorrenza dei cento anni dall’appello “Ai liberi e forti” formulato da don Luigi Sturzo. Per le celebrazioni di chiusura è presente a Caltagirone, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. E Peri ha evidenziato che questa presenza conferma e testimonia la specificità dell’impegno della diocesi calatina di volere «non solo fare memoria della eminente personalità sociale e culturale di questo suo grande figlio, ma di volere sottolineare lo spessore esemplare della sua testimonianza di santità, che è la ragione prima per la quale la Chiesa calatina lo propone alla venerazione come modello di carità politica».

Il vescovo ha assicurato che «l’occasione dell’Anno sturziano non è che l’avvio di una stagione di rinnovata sensibilità e impegno della nostra comunità credente, abbondantemente nutrita a sorgenti spirituali e pastorali di rara profondità, come quelle che ci vengono proposte dal servo di Dio Luigi Sturzo». A queste radici profonde «che il Signore ha affidato alla nostra Chiesa diocesana quasi come vocazione propria di questo territorio – ha continuato monsignor Peri – siamo chiamati a riferirci per un annuncio nuovo e di fresca originalità. Questo il segno e lo stile pastorale nel quale ritengo di voler collocare ogni iniziativa e programmazione nell’orizzonte futuro della nostra storia ecclesiale». Il vescovo di Caltagirone ha spiegato che, mentre altri continueranno a sottolineare gli aspetti culturali, sociali, di intelligenza e l’altissimo spessore anche umano di Sturzo, «a noi, nel segno della fede, il compito di coniugare, insieme alle altre qualità, quella prevalente e decisiva della santità che, nella prospettiva del Regno di Dio, è criterio primo e ultimo, compito e responsabilità della Chiesa di Cristo, che siamo chiamati ad amare e servire con cuore sincero e dedizione piena della vita».

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