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Politica e cittadini contro lo sfratto della Misericordia di Castel Giubileo

LA STRUTTURA OSPITA ANCHE LE FAMIGLIE DEI MALATI ONCOLOGICI IN CURA AL BAMBINO GESÙ

Roma

Amuoversi in sua difesa adesso sono un po’ tutti. La popolazione, le associazioni e persino la politica. Così ieri è stato organizzato un presidio davanti la sede della Misericordia di Castel Giubileo per chiedere lo stop allo sfratto. «Noi vorremmo solo fare del bene senza doverci preoccupare di non avere più un luogo dove farlo». Dionisio Di Vito è il responsabile della Misericordia di Castel Giubileo, nel quadrante nord di Roma, che ha sede dal 1992 in una struttura di proprietà del Comune in via Salaria 1177, concessa a canone agevolato (440 euro al me- se). Qui, nella vecchia scuola Ungaretti, l’associazione dal 2015 ospita anche una casa di accoglienza per minori con malattie oncologiche in cura al Bambino Gesù gestita dalla Tartaruga Ohana. Oltre che il servizio di raccolta abiti usati e di distribuzione del cibo arrivato dal Banco alimentare. «Noi vogliamo continuare ad essere utili al nostro quartiere di periferia che non ha molti servizi », continua Di Vito, che ricorda inoltre la presa di posizione del III municipio per difendere questo presidio di solidarietà: «L’assemblea municipale – dice – ha appena votato all’unanimità la richiesta della sospensione dello sfratto chiesto dal dipartimento Patrimonio del Campidoglio». Tutto frutto della delibera 140, quella sul riordino del patrimonio comunale, prevista dalla giunta Marino, portata avanti anche dalle successive amministrazioni comunali. La storia recente della Misericordia è infatti un susseguirsi di carte bollate e ricorsi al Tar, sospensione dello sfratto e di nuovo richieste di marcia indietro. La Corte dei Conti, a cui si era rivolta il commissario Tronca per recuperare 146mila euro di arretrati, ad esempio nel 2017 ha confermato che l’associazione aveva finalità sociali e dunque rientrava nel regime di canone agevolato. Se non che il Campidoglio, nel 2018, ha informato l’associazione che il bene non era più nella disponibilità del Comune e dunque, anche se veniva riconosciuto il ruolo sociale, doveva abbandonarlo. «Non siamo riusciti a parlare con nessuno nel dipartimento in questi mesi – racconta Di Vito – ma da settembre continuiamo a ricevere visite dei vigili che ci chiedono di lasciare lo stabile». L’ultima volta hanno dato come termine ultimo il 31 gennaio scorso.

Una situazione che, purtroppo, a Roma non riguarda solo la Misericordia di Castel Giubileo ma svariate decine di associazioni di volontariato. Ed è per questo che dall’assessorato al Patrimonio fanno sapere che, visto che si riconosce il ruolo svolto da queste realtà, «si sta lavorando a soluzioni tecniche per consentire la custodia dei beni fino alla loro assegnazione ». In attesa di un passo ufficiale, tuttavia, ieri si è mosso il territorio per salvare la sede di via Salaria. Con un presidio a cui ha preso parte anche il capogruppo Demos in Regione Paolo Ciani, che ricorda come l’associazione non venga sfrattata per morosità, ma «per il riordino del patrimonio comunale», non tenendo conto «degli importanti servizi offerti dalla Misericordia sul territorio». E oggi il responsabile della commissione trasparenza del Campidoglio, Marco Palumbo, porterà persino la questione all’ordine del giorno nella riunione della commissione.

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Il responsabile: «Nel quartiere già pochi i servizi.

Vogliamo continuare a fare del bene».

Il Comune in cerca di soluzioni

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