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Scuola, vertice dopo le critiche

Presidi, docenti, famiglie e sindacati contro la bozza sulle linee guida per la riapertura di settembre Anche Boccia e Speranza all’incontro con Azzolina e i governatori. Delrio (Pd): sostegno alle paritarie

Milano

La scuola rimanda al mittente la bozza delle linee guida per la ripartenza a settembre, che oggi approda nella Conferenza unificata. Un coro di critiche, quello che ha accolto il testo dell’altro giorno. Un fronte che vede uniti docenti, presidi, sindacati e le associazioni professionali nel considerare le proposte come «generiche» e «prive del necessario spessore tecnico». La difesa da parte del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina non si fa attendere e lo affida a un

tweet sul suo profilo: «Sulle linee guida leggo tante interpretazioni molte sbagliate». Diventa, dunque, importante il passaggio in Conferenza unificata, dove le Regioni dovranno esprimersi dopo aver invocato a gran voce sul tema un documento al dicastero di viale Trastevere. Un passaggio così delicato da far decidere un prevertice tra i ministri Azzolina, Roberto Speranza (Salute), Francesco Boccia (Affari regio- nali) e il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, con alcuni governatori e assessori regionali all’Istruzione. Un vertice in videoconferenza forse per smussare alcune delle criticità prima di presentare la bozza alla Conferenza unificata.

La vigilia, comunque, registra una vera e propria valanga di critiche. «Non c’è ancora un’idea definita e mancano gli obiettivi » commenta la segretaria generale della Cisl Scuola Maddalena Gissi, che aggiunge: «A livello nazionale devono essere chiare le definizioni dei comportamenti da adottare che assumono rilievo sia in quanto misure di salute pubblica sia come necessaria garanzia dei minimi curricolari». Più secco l’intervento del coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, che parla di «solita repubblica delle chiacchiere e delle scartoffie inutili ». Critiche ribadite nell’incontro con lo stesso ministro, nel quale, riferisce il segretario generale Flc Cgil Francesco Sinopoli «abbiamo posto una esigenza fondamentale: un piano pluriennale di investimenti ».

Decisamente preoccupati i dirigenti scolastici, sui quali dovrebbe gravare la responsabilità di garantire il rispetto delle regole per una partenza in sicurezza della scuola a settembre. La bozza sul Piano scuola 2020-2021, commenta il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli «non contiene indicazioni operative nè definisce livelli minimi di servizio ma si limita a elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare risorse ulteriori e senza attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale ». Il punto è chiaro: sui presidi vengono caricate responsabilità senza fornirli di strumenti capaci di fronteggiare le difficoltà che la scuola è destinata ad affrontare a settembre. Tra i temi caldi vi è per esempio, l’organico dei docenti necessari per dare attuazione a «doppi turni», allo «spezzettamento delle classi», alla possibilità di «utilizzare anche strutture esterne alla scuola per garantire il distanziamento fisico », che deve necessariamente aumentare. Di certo non può essere l’annunciato concorso per 32mila assunzioni, perché servono a coprire posti già in organico. Qui si parla della necessità di aumentare il numero dei docenti perché la divisione delle classi non può avvenire tenendo fermo il numero di maestri e professori.

In tutto questo resta aperto anche il capitolo relativo alla scuola paritaria, che rischia di pagare un conto salato all’emergenza sanitaria e all’inadeguato intervento di sostegno messo finora in campo. «Le paritarie sono una parte importante del sistema scolastico – commenta il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio – , per questo continuiamo a lavorare in Parlamento, di concerto con le forze disponibili, per assicurare sostegno adeguato, migliorare le misure e le risorse previste dal decreto Rilancio ». Un tema su cui torna a far sentire la sua voce anche il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti: «Le scuole cattoliche, le nostre sono scuole pubbliche a tutti gli effetti, noi accogliamo tanti ragazzi, anche di altre religioni quindi certamente chiediamo che si faccia uno sforzo da parte dello Stato per tenere conto del fatto che sono scuole pubbliche come le altre», invitando a trovare «soluzioni che possono andare bene in tutti i modi perché, per esempio, se si riaccende l’epidemia noi dobbiamo essere pronti ad affrontare un certo tipo di soluzioni, tutti: Stato, Chiesa. Ecco perché questo è un momento di grande riflessione e di grande serietà, non credo che sia un momento da voli pindarici».

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La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a Bergamo / Ansa

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